26 settembre – 4 ottobre 2025
La fascia occidentale della Turchia è sempre stata un fermento di contatti culturali e commerciali fin dalla storia più antica del Neolitico, poi nell’età dei metalli, via via passando dalle influenze orientali della Persia e confrontandosi poi con la cultura fenicia, dorica e del Mediterraneo tutto.
Nella cartina le mete toccate dai viaggiatori di Università Aperta, guidati dalla dott.ssa Sandra Zanardi con la consulenza della docente di archeologia Daniela Ferrari.
Nell’Anatolia occidentale fiorì un gusto decorativo ed architettonico che trovava nello splendore di aree più a oriente ispirazione per popolazioni che vivevano anche in Italia: il periodo orientalizzante degli etruschi e il “barocco” della romanità i frutti di questa influenza.
Fu così che nelle città, ad esempio di Efeso e Pergamo, esplose una scenograficità ed opulenza che, se pure ora in rovina, mantiene leggibilissimo il messaggio di grandiosità che si voleva dare alle popolazioni al di là dei confine delle province romane dell’impero. E tale ricerca andava anche nella qualità dei servizi urbani come fogne, approvvigionamento di acque, terme, fontane e latrine funzionali anche private tanto era il lusso di alcune domus.
Certamente fin dai primordi della civiltà esistevano insediamenti ma restano relativamente pochi siti dove ritrovare evidenze archeologiche: troppe le culture che si sono succedute sullo stesso sito quali Persiani, Ittiti, Dori, Greci, Romani.
Da considerare che l’area è ad alto rischio sismico e quindi spesso sullo stesso sito di sono sovrapposti diversi strati di insediamenti successivi. A seguire due comode cartine ed un elenco di riferimenti temporali.


26-27 settembre 2025: Istanbul
Istanbul ha accolto il gruppo di viaggiatori, con il fascinoso caldo abbraccio del suo Gran Bazar. La città, antica Costantinopoli, porta segni di glorie passate che si sgranano agli occhi del visitatore lungo vie e piazze, nei quartieri ottomani, lungo le mura di Teodosio, percorrendo i tre ponti sul Bosforo ed ammirando ricche collezioni nei musei.
La Basilica di S. Sofia è oggi divenuta una moschea ed è oggetto di lavori di ristrutturazione; la Moschea Blu è visitabile, ricchissima di decorazioni di pareti e volte.
L’Ippodromo romano voluto da Settimio Severo nel II secolo d.C. conserva ancora tracce delle mete del percorso di gara ed in particolare l’Obelisco retto su una base a cubo scolpito, su una delle cui facce appare la famiglia di Teodosio con Arcadio e Onorio.
Altro reperto importante è la Colonna tortile in bronzo formata da tre serpenti avvoltolati proveniente da Delfi dove ancora oggi sussiste la sua gemella. Dall’Ippodromo provengono i quattro cavalli bronzei che ora si trovano a Venezia a decoro della facciata di S. Marco.
Da vedere anche la Grande cisterna per l’acqua del Palazzo Reale.
Il Museo archeologico propone una collezione di sarcofagi in marmo provenienti da vari siti: da Sidone esempi di fattura fenicia e dai territori della Licia sarcofagi in marmo che conservano ancora tracce delle pitture originali, in particolare quello detto “di Alessandro” per le scene di battaglia di Alessandro Magno contro i persiani.
Il Porto è uno dei più trafficati del Mediterraneo.

28 settembre 2025: TROIA
Troia sorge su una collina (cittadella) in prossimità dello stretto dei Dardanelli.
Heinrich Schliemann nel 1871 trova i primi resti localizzando il sito in base alle fonti classiche – Omero, Ovidio, Virgilio, ecc. Al momento si sono trovati nove insediamenti sovrapposti che sono databili tra 3000 a.C. e il 500 d.C. quando se ne perse la memoria storica.
Ebbe importanza strategica commerciale per la sua posizione geografica fin dagli albori e sicuramente istaurò rapporti con Ittiti prima ancora che con Micenei e Achei-Dori. Sullo stretto dei Dardanelli vi era una corrente marina che impediva il transito delle navi per 2 mesi all’anno in un senso tra Egeo e Mar Nero: le navi erano ferme in attesa nel porto di Troia e così certamente dovette godere dei profitti per traffici commerciali in particolare il rame e poi il ferro; già nel III millennio si hanno conoscenze documentate di oggetti in metallo beneficiando Troia della rivoluzione delle tecniche metallurgiche nell’area assiro-palestinese.
Oggi sappiamo che la collina scavata fino ad ora ospitava solo la cittadella fortificata mentre la città di Troia alla base dell’altura è ancora tutta da scavare come mostra una ricostruzione ipotetica posto nel Museo adiacente.
A fine visita il gruppo raggiunge con un traghetto Asso e poi sosterà a Gallipoli (odierna Kelibolu) dove un manipolo di militari italiano stazionò durante la II Guerra Mondiale: si è così potuto ammirare il Ponte che dal 2022 collega Europa e Asia con la campata unica più lunga al mondo.


29 settembre 2025: Assos e Pergamo
Assos era sede di un tempio famoso di Atena eretto su una collina a 280 metri slm e dal suo pianoro si vedeva il mare Mediterraneo; purtroppo il gruppo di Università Aperta non ha trovato buone condizioni di tempo potendo così vedere solo le rovine dell’edificio sacro.
Pergamo: reperti preistorici di occupazione della vetta della collina attestano frequentazioni stanziali di comunità; le prime fonti risalgono al Periodo ellenistico (IV sec. a.C.) in cui era capitale dell’omonimo regno.
Nel tempo l’acropoli si arricchì di edifici, templi e teatri che andarono ad occupare non solo l’apice della collina ma anche i fianchi dell’altura fortificata: la vista da lontano doveva esser mozzafiato e percorrerla doveva esser uno stupore per la ricchezza degli scorci architettonici e degli ornati. Sotto il governo di Eumene II (197-159 a.C.) in occasione della vittoria sui Galati il Re fece costruire il famoso altare sulla cittadella che oggi si trova a Berlino.
Divenne nel 129 a.C. parte del mondo romano facente parte della provincia d’Asia con capitale Efeso e fu amata da molti leader politici romani che ampliarono e dedicarono templi ed infrastrutture – ginnasio, teatri, portici, arsenali – nel corso dei tempi. Godette di questa ricca dotazione di infrastrutture urbane anche la ricca borghesia commerciale che gravitava attorno nel territorio di Pergamo.
Nella città bassa era situato un tempio ed una struttura per cure della salute dedicato ad Asclepio: la pianta del sito è particolarmente articolata con sale dedicate alle cure del corpo e della mente, terme e percorsi di purificazione che accompagnavano il paziente a colte con scorci architettonici spettacolari.

30 settembre 2025: Hierapolis
Heirapolis sorgeva lungo la direttrice che univa il centro dell’Anatolia al Mediterraneo nella Frigia nella valle del fiume Meandro che ai tempi era navigabile, prima ellenistica poi Romana fu fondata all’inizio del II sec. a.C., in un area dove emergevano sorgenti di acque calde che con le loro concrezioni bianche creano ancora oggi curiosi candidi terrazzamenti; fu una prima volta distrutta da un terremoto nel 60 d. C.
Dopo la ricostruzione con impianto ippodameo restò comunque ancora un insediamento importante: i fenomeni di vulcanesimo secondario con emanazioni di gas vulcanici saturi di anidrite carbonica la votarono come sito di culti al dio degl’inferi Plutone al quale si dedicò un tempio in cui si svolgevano sacrifici in suo onore con sacerdoti che “sfidavano la potenza del dio” avvicinandosi impunemente alle aperture da cui esalavano i gas mortali: ci doveva esser un trucco naturalmente ma l’effetto per i pellegrini era assicurato quando venivano esposti animali – uccelli o bovini –
che morivano intossicati dai fumi.
Un’epigrafe su un pilastro testimonia il valore oracolare di questo sacro luogo.
La strada principale Domiziana Frontinus fuori dalle mura presenta una vastissima necropoli con imponenti tombe a tumulo e sarcofagi, spesso accatastati, riccamente ornati che ricordavano l’aspetto delle abitazioni.
Lungo la Domiziana, larga 14 metri con marciapiedi, vi era al centro una cloaca per dirimere le acque piovane e reflue anche di sofisticate ampie latrine adiacenti, atte alle esigenze dei frequentatori da parte dei pellegrini dei luoghi sacri.
Dopo la rimozione della strada moderna si è potuto riconoscere un percorso che collegava il sito ad un tempio di Apollo prospicente il cui prospetto consisteva in un monumentale ninfeo ed accanto un grande altare per bruciare le offerte al Dio.
Altri terremoti di susseguirono ad altre ricostruzioni con la fondazioni di altre aree sacre come emerso dalle più recenti campagne di scavo a cui hanno partecipato anche team italiani. L’area del teatro in particolare è stata oggetto di restauro e consolidamento e ci ha restituito uno dei più begli esempi del “barocco romano”.
Sono state portate alla luce anche abitazioni dell’aristocrazia come la “casa dei capitelli ionici” la cui pavimentazione in cotto è stata trovata ricoperta dalle rovine dei muri e tetti crollati per uno dei tanti eventi sismici verificatisi in seguito anche nel periodo bizantino a cui risalgono tratte e porte ancora in situ.
Fu abitata fino al VII sec. d.C.


1 ottobre 2025: Laodicea
Laodicea fu riscoperta nel 1641 e sopranominata la “città bianca” per la ricchezza profusa in marmi; fondata in onore di Zeus, Plinio ci dice che fu chiamata Rhoas.
Nel 253 a.C. Antioco II la chiamò Laodikea in onore della sua sposa. Ospitava una popolazione diversificata di siriani di lingua greca, greci, romani e nativi romanizzati, oltre a una significativa colonia ebraica. Fu soggetta ad episodi sismici devastanti nel 60 d.C. e nei secoli IV e VII d.C. ma fu sempre abitata e vissuta grazie alla sua posizione nelle tratte commerciali, in particolare quelle della lana, tessuti e per la medicina fino all’VIII sec.d.C. Era anche un importante centro bancario ed il periodo I-III sec.d.C. fu senza dubbio quello di maggior prosperità. Teodosio la dotò di mura difensive e Commodo la rese porto franco.
La via principale è detta Siriana: costruita nel intorno al 84 d.C. ne è stata scavata una tratta di 900 m; era porticata in ordine dorico su entrambi i lati e ha restituito resti di importanti opere idrauliche e servizi pubblici. Lungo essa vari edifici privati – come la casa che si compone di 3 cortili e 47 stanze – o il tempio romano in ordine corinzio con colonne tortili o il decoratissimo Sebasteion dedicato al culto dell’Imperatore
Tra i siti una “Chiesa Santa” bizantina con annesso archivio per documenti religiosi; essa fu meta di pellegrinaggi e viene ricordata come una delle 7 chiese menzionate nel libro dell’Apocalisse. Ad essa si relaziona la presenza dei resti di un battistero a pianta cruciforme in un ambiente ottagonale e lacerti dei affreschi del periodo bizantino, pavimentazioni a mosaico dalle complesse geometrie e realizzati con tessere in marmi colorati, madreperla e paste vitree – curiosi sono i depositi di mosaici rovinati dai sismi e raccolti in angoli appositi e non riciclati ma tenuti nell’area religiosa.
Importanti sono il tempio di Zeus, i teatri, l’agorà, un ninfeo dedicato a Severo e imponenti porte di accesso o propilei. E’ documentato da ritrovamenti l’uso di vetri per le finestre.



1 ottobre 2025: Afrodisia
Afrodisia, nell’antica Caria, è stata oggetto di visita e studio solo dal XVIII sec. sorgendo in un’area dell’Anatolia oggi di difficile passaggio. Nell’antichità era sede di un famoso tempio dedicato ad Afrodite da cui il nome dal II sec. a. C. Non si hanno fonti antiche che dicano quando effettivamente fu fondata ma le evidenze archeologiche fanno risalire il culto a periodo protostorico. E’ sotto il periodo romano nel II sec. a.C. che si consolida il culto della Dea e gli imperatori la arricchirono di opere quali terme e circhi. Con l’avvento del Cristianesimo il tempio di afrodite ospitò una chiesa bizantina e la città continuò ad essere abitata fino al VII sec. d.C. quando incursioni di tribù dal nord e eventi tellurici la resero inabitabile.
La località, essendo al centro di un’area dove si estraeva il marmo e sede di scuole per la lavorazione, fu famosa per le sculture e la produzione di sarcofagi scolpiti che erano esportati in tutto l’impero: le necropoli sono un esauriente mostra della perizia degli operai marmisti.
Ben conservato l’Odeon per i concerti e il tetrapilon restaurato come esempio di raffinata decorazione; un complesso residenziale per un personaggio romano d’alto rango fu poi sede episcopale nel periodo cristiano; particolare lo stadio di forma leggermente ellittica che si integrava nelle mura della città.
Al primo sec. d.C. risale il teatro le cui tribune sono scavate nelle pendici della collina dell’acropoli: un epigrafe ricorda che Zoilos, liberto di Ottaviano, favorì tanto la città che essa divenne porto franco fin dal 27 a.C.; il teatro poi subì modifiche tali per cui potevano aver luogo combattimenti di gladiatori, competizioni e caccia di animali esotici. Sempre nelle stesso periodo fu realizzata un’Agorà porticata su tutti i lati al centro della quale potevano esserci statue, una fontana ed un altare.
Dedicato al culto dell’imperatore, il Sebasteion è una delle scoperte più recenti e porta ricce decorazioni di statue e epigrafi in onore alla gens Claudia che si onorava di una discendenza dalla Dea Afrodite.
Le terme di Adriano erano rivestite di marmi policromi e nella sua prossimità una grande Basilica per le dispute legali nella quale erano gli “Editti di Adriano”, un tariffario di 1400 voci di beni e servizi!
Ciò che colpisce nella visita della Città è che qualsiasi elemento architettonico o di arredo urbano era occasione di ostentare una variegata e fantasiosa capacità nell’ornamentazione dei più piccoli particolari.



2 ottobre 2025: EFESO e museo
Il gruppo Università Aperta è partito per la visita ad Efeso in una giornata di sole sotto il volo di alcune mongolfiere colorare che si stagliavano nel cielo azzurro: un annuncio di una giornata di visite spettacolari.
La leggenda di fondazione di Efeso narra che un oracolo indicò al principe ateniese Androclo di fondare la città nel luogo in cui un pesce e un cinghiale gli avrebbero mostrato la via ed è riportata in un fregio nella trabeazione del tempio di Adriano. Le evidenze archeologiche invece ci dicono che fu fondata dai Carii e da popolazione tracia e già nel VII sec. a.C. era popolosa; dopo la caduta di Troia divenne capitale della della regione. Ciò che vediamo oggi è romano e ci dice che Efeso ebbe in breve la cittadinanza romana; fu così che molti imperatori ebbero qui templi a loro dedicati: erano visti come dei, come in oriente si addiceva ai comandanti.
Importante il tempio di Artemide efesina, che era considerata la Grande Madre anatolica, il cui tempio nell’antichità era la 7° meraviglia del mondo e del quale oggi resta appena una colonna, nel 265 d.C. fu distrutto dai Dori.
La visita è partita attraversando dalla porta “a monte” nelle mura del IV sec. a.C.; la porta “a mare” si trova nelle mura verso il porto a 3.5 km circa.
Si incontrano così le terme di Vario, il cui complesso sorge dove erano analoghi servizi ai tempi ellenistici. Si percorre la via principale della città lungo la quale sorgevano gli edifici più importanti come il Pritaneo, municipio dove è stata trovata la statua di Artemide la bella, ora al museo, il Bouleuterion, i templi di Augusto e Vesta, il monumento a Gaio Memmio, politico romano del I sec. d.C., il tratto detto “via dei Cureti” – sacerdoti che impersonano figure divine che salvano un figlio di Zeus Alessandro Magno dall’ira della dea Era distraendo la dea col battito su tamburi bronzei durante il parto – il tempio di Domiziano, la fontana monumentale di Traiano, il Tempio di Adriano.
Si è visitato il complesso delle Latrine pubbliche, all’incrocio con la via decumana si trova l’isolato delle “domus a terrazzo” – ricche di pavimenti musivi ed alle pareti affreschi e rivestimenti in marmi policromi e dotate di acqua corrente nei diversi piani con terme private! – una tipologia abitativa di domus su più livelli aggettanti.
Procedendo si è potuto vedere ciò che resta della Basilica e della Biblioteca di Celso che fu un monumento funerario del figlio Caio Giulio al padre Celso, proconsole dell’Asia nel II sec. d.C., con una raccolta di 1200 volumi, il cui fronte è un esempio ancora leggibilissimo del barocco romano; si è finita la visita presso il sito del teatro dopo essere sfilati davanti all’agorà inferiore.
Importante ricordare che ad Efeso vi era anche un tempio dedicato a Giulio Cesare ed Augusto e che nel 53 d.C. arriva Paolo di Tarso: in breve la città sarà cristianizzata e le scritture ci dicono che ad Efeso ebbe casa e morì la Madonna ed i segni della nuova religione si trovano ancora negli edifici privati che furono luogo di culto cristiano.
Finita la visita alle rovine della città si è passati in un area adiacente dove sono raccolte locomotive a vapore ed infrastrutture ferroviarie: in salto tecnologico di 2000 anni!



3 ottobre 2025: Priene
Le fonti antiche sulle origini di Priene sono contrastanti; probabilmente l’insediamento che si estendeva su un pendio sul mare con due porti presso Mileto lungo il fiume Meandro aveva origine autoctone. Storicamente si sa che ci fu una rifondazione dopo la morte di Mausolo nel 353 a.C. e d alla morte di Alessandro Magno fece parte della Satrapia Ateniese e Tolemaica. Nel 133 a.C. Attalo II non avendo eredi la lasciò all’amministrazione di Roma. Non ebbe vita facile anche perché il tratto di fiume dove era localizzato il porto fluviale si interrò e così si ebbe un primo abbandono della località che sotto ai Bizantini divenne però sede episcopale.
Alla caduta dell’impero ci fu l’abbandono definitivo.
L’impianto urbano era ippodameo con strade da nord a sud intersecate da altre est-ovest a definire isolati con quattro case tutte costruite in modo identico. Questo ci dice che nella città non c’erano disuguaglianze sociali e ciò era assicurato anche da un regime calmierato dei prezzi delle abitazioni che non aumentavano all’aumentare della popolazione: se non si trovava casa si doveva decidere per un’altra località.
Come nella città vi era l’agorà per gli incontri tra cittadini nello spazio privato delle abitazioni era importante il cortile che era limite di proprietà condiviso tra vicini di casa. Un’eccezione è la casa a peristilio dove attorno ad un cortile porticato si possono individuare 26 stanze.
Le mura della città presentavano 3 porte e era presente un’Acropoli sorgente su un pianoro in cima ad una ripido versante, anch’essa fornita di mura e collegata alla città bassa con percorsi gradinati: in pratica l’acropoli era una fortezza.
Al centro della città bassa si costruì una tempio dedicato ad Atena su un terrazzamento dominante la città; ci furono terremoti ed incendi che devastarono la struttura che dopo scavi è stata ricostruita idealmente: un basamento reggeva portico in ordine misto dorico e ionico e la cella, trabeazione decorata con motivi floreali e grondaie a testa di leone, il tutto colorato vivacemente. Un epigrafe ci dice che il tempio in epoca augustea fu dedicato all’imperatore.
Ben conservato è il bouleterion quadrangolare, a fronte dell’agorà, con al centro un altare per i busti degli, non si sono trovate evidenze di finestrature: probabilmente era chiuso su tre lati e con un tetto in legno, aperto completamente un lato per l’illuminazione interna.
Anche il teatro per 5000 spettatori è struttura ancora pienamente visibile con emiciclo inferiore adattato per le figure più insigni della comunità.

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3 ottobre 2025: Didima
Il Tempio di Apollo a Didima consisteva in un’area sacra e oracolare extra urbano nel distretto che anticamente faceva capo a Mileto; scavi recenti hanno riscontrato anche un’area ad uso residenziale ancora da studiare. Al tempio si accedeva da Mileto tramite la via sacra lunga 16 km ai cui lati sorgevano statue di Sacerdoti (Branchidi) e leoni, negozi, fontane votive, tombe monumentali, terme ed un’area cultuale dedicata ad Artemide. Inizialmente il tempio era costituito da in piccola cella che ospitava la statua del Dio Apollo. Successivamente il tempio fu ampliato lasciando però intatta la cella primigenia. Il massino splendore si ebbe nel VI sec.a.C. in cui raggiunse la massima dimensione eretto su un podio e circondato da un doppio porticato con colonne alte 15 m con basi e capitelli ornati con diversi temi decorativi e una profusione di decori e marmi spettacolare.
Di fronte un grande altare circolare dove si facevano i sacrifici, una fontana sacra ed un boschetto di alloro.
Fu oggetto di distruzione per sismi e eventi bellici con relativi saccheggi da parte dei persiani ed Alessandro Magno prima ed i romani poi si adoperarono per ricostruzioni ed ampliamenti. Nel VI sec.d.C. ai tempi di Giustiniano al centro fu realizzata una chiesetta che crollò per un terremoto: ricostruita fu distrutta da un incendio; visitatori raccontano che nel 1446 le colonne erano ancora in piedi: eventi tellurici ne hanno causato l’abbattimento di gran parte tanto che per un certo periodo si utilizzò l’aera come cava di pietra per la costruzione di edifici in zona.



4 ottobre 2025: Alicarnasso e Bodrum
L’antica Alicarnasso si trovava su una penisola della costa egea situata nella regione della Caria, oggi parte del distretto di Bodrum, in Turchia.È famosa soprattutto per il Mausoleo di Alicarnasso, una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, costruita per il satrapo Mausolo.
La città moderna ha un porto turistico alla moda con strade per lo shopping; la fortezza è un esempio dell’architettura crociata in Oriente. Al suo interno si trova esposto il relitto della nave ritrovata nel 1982 al largo nel mare di Uluburum, ad una profondità di 40-60 metri: il recupero è stato complesso.
Il relitto è tra i più antichi ritrovati nel Mediterraneo, risalente al XIV sec.a.C.: il fasciame è andato distrutto ma il carico e i corredi di bordo hanno permesso una ricostruzione precisa della distribuzione dei vari oggetti. Si sono ritrovati anfore, giare, pani di metallo, zanne di avorio, armi, oggetti un vetro, esempi di oreficeria e il corredo di bordo che doveva comprendere la serie di vettovaglie per la preparazione dei pasti. Tutto questo ha portato gli archeologi ad identificare le rotte commerciali e i mercati di scambio delle merci provenienti anche dall’entroterra della Mesopotamia per rotte che toccavano i porti di tutto il Mediterraneo e il Mar Nero: una vera capsula del tempo dell’età del Bronzo.




