L’insediamento di Kainua risale probabilmente al X-IX sec, a.C. e si trova su un pianoro costeggiante il fiume Reno sulla Porrettana; a questo antico periodo risalgono tracce di lontane pratiche cultuali, di cui resta un’ area fontile in prossimità dell’odierno museo.
Gli etruschi poi, per i traffici interni al proprio territorio, valutarono questo sito comodo punto di smistamento merci e manifatturiero nella tratta che collegava Chiusi a Felsinea e perciò nel VI sec. a.C. fondarono la città ex novo – il suo nome appare graffito in alcuni reperti “Kainua” che significa appunto “città Nuova”- ad impianto ippodameo con definizione di aree residenziali,
produttive e religiose che, oltre che nell’acropoli sul rilievo settentrionale, presentava altre due aree sacrali interne alla città dove furono edificati due templi.
Continuava così la tradizione cultuale del sito e la produzione di manufatti votivi per i pellegrini fu una attività lucrosa che rese gli abitanti ricchi tanto da permettersi corredi funerari che comprendevano arredi d’importazione da tutto il bacino Mediterraneo e uso di materiali da costruzione e decori di pregio.
Molti sono gli oggetti bronzei trovati in fosse votive particolarmente presso le aree templari. Fuori le mura vi erano le necropoli a est e a nord in prossimità di quelle che probabilmente erano le porte d’accesso alla città; in prossimità dell’acropoli sono stati ritrovati una necropoli celtica e
ciò che resta di un antico acquedotto; l’approvvigionamento dell’acqua per gli usi domestici e produttivi era assicurato da pozzi nei cortili delle singole utenze che pescavano in una falda sotterranea.
Le abitazioni erano costruite su fondazioni di sasso e con muri in mattoni crudi e tetti a falde coperte da tegole in cotto, queste ultime un’innovazione proveniente della Grecia. In un deposito si sono trovati tegole, mattoni crudi a panetto che sono giunti sino a noi perchè per un incendio si sono cotti e così conservati. Parti di tubazioni in cotto testimoniano di un’attenta gestione delle acque reflue di abitazioni e manifatture con canalizzazioni che attraversavano la città sino all’alveo del fiume Reno che però nel tempo dovette essere causa, con le proprie piene, di erosione del pianoro a sud ovest con relativa perdita di parte dello stanziamento.
In effetti l’abitato fu abbandonato precipitosamente a seguito di un’invasione gallica così sono restate in sito suppellettili domestiche e infrastrutture di fornaci e fonderie complete di arnesi di lavoro.
I Romani non continuarono la destinazione ad area urbana: fu privilegiata la direttrice di comunicazione della Flaminia e così sfruttarono il sito in modo agricolo-pastorale perdendosi nel tempo la memoria urbana.
A metà del XIX sec. il Conte Aria, proprietario del terreno, a seguito di un aratura scoprì il sito e si dedicò allo scavo delle necropoli realizzando un Museo dove ora vi è la palazzina di ingresso.
Nel 1944 con il passaggio della Linea Gotica e relativi bombardamenti il Museo fu praticamente distrutto e poco dei ricchi corredi delle necropoli si salvò. Dalla seconda metà del XX sec. si sono avute varie campagne di scavo ma il grosso dell’impianto urbano è ancora da scoprire e studiare.
La giornata si è chiusa, in spirito tutto etrusco, con un convivio presso un agriturismo locale: è bene apprezzare anche lo spirito che animava i nostri progenitori!





