La storia del Cipresso di San Francesco

Si era nel sec. XIII e un fraticello di nome Francesco era in pellegrinaggio nelle terre del Montefeltro; un giorno giunse in una località vicino a Verucchio e trovò un posto riparato nei boschi dove decise di sostare; piantò in terra il bastone che gli era d’aiuto nel cammino: da quel bastone spuntò un cipresso ed attorno crebbe a poco a poco una comunità monastica francescana che lo coltivò all’interno di un chiostro fino ai nostri giorni; una cappellina fu costruita dove il Santo si raccolse in preghiera: ancora oggi è visitabile all’interno del complesso.
Nei secoli il cipresso ha continuato a crescere in altezza, l’interno del tronco si è svuotato dando ospitalità ad alveari e nidi d’uccelli e lungo i suoi anfratti nodosi col vento humus si raccoglieva sufficiente a far attecchire altre piantine sempre vive; oggi ospita una comunità di pipistrelli che attendono il crepuscolo per uscire.
La chiesa della santa Croce, interessante opera del 1300, che presenta in navata un rimarchevole calvario di scuola giottesca, via via si ingrandiva ed il coro ligneo del 1500 andò a ricoprire alcuni degli affreschi che decoravano l’abside; di essi si perse memoria storica fin quando nel XXI sec. un elettricista nella ricerca di una presa di corrente li riportò alla luce: oggi si stanno cercando sponsor per i lavori di ripristino di croce ed affreschi e un luogo dove ricomporre gli scranni del coro che conserva ancora pregevoli intarsi lignei.
All’arrivo delle truppe di Napoleone, all’inizio del XIX sec., fu dato ordine, insieme all’abbandono del convento, di bruciare quella rigogliosa ed orgogliosa pianta del chiostro ma poi qualcuno dette il contrordine: uno scampato pericolo forse frutto della divina provvidenza? Nel XIX sec. poi furono eseguiti restauri in stile neoclassico che hanno dato forma all’aspetto attuale della chiesa.
Negli anni trenta del XX secolo un artigiano locale decise di realizzare un presepe permanente con una rappresentazione toccante di una umanità stupita per una natività così impensata ed ancora oggi visitabile. E successivamente un ceramista faentino si prodigava per realizzare una serie di formelle policrome esposte lungo le pareti del chiostro coi ritratti di tutti successori di San Pietro: l’ultimo è papa Giovanni Paolo II salito al soglio pontificio nel 1978.
Nel 1980 una tempesta di vento fece crollare la cima del cipresso: il frate che occupava la cella a pochi metri dal punto in cui di abbatté la porzione di pianta pensò a chi avesse così forte bussato al convento!…Ma l’evento rese precario lo stato di equilibrio del cipresso: già negli anni ’50 di era intervenuti con un cerchiaggio in ferro, opera di un fabbro locale, per una crepa che apriva una pericolosa fenditura lungo il tronco; così nel 2000 un ingegnere pensò di puntellare con pali metallici i rami più sporgenti ma le forcelle di imbragatura insistono sui vasi linfatici dei rami. Nel maggio del 2026 un comitato formato da un ingegnere, un giardiniere munito di drone, il figlio del fabbro che intervenì col cerchiaggio, presente il naturalista Sandro Bassi che è anche guida e docente del gruppo di corsisti di Università Aperta, ha deciso di riconfigurare il sostegno alla pianta che oggi è annoverata tra gli alberi pluricentenari del registro nazionale.
Le verità storiche si intrecciano con leggenda ed atti di fede come si intersecano e annodano le fibre del legno del tronco di un Cipresso che comunque è stato protagonista e testimone della storia di una piccola comunità montana del territorio di Verucchio che fin dal periodo etrusco è stato un borgo florido per commerci e cultura tra gli Appennini riminesi e tosco-marchigiani.

La giornata degli escursionisti di Università Aperta ha poi visto altre realtà della zona…ma queste sono altre storie!