In villa

di W. Somerset Maugham

Apparso per la prima volta nel 1941 il piccolo romanzo di W. Somerset Maugham è ambientato intorno agli anni Quaranta del Novecento nella prima campagna fiorentina, quella delle colline dove aveva posto le sue radici la colonia inglese. Dopo il Grand Tour molti stranieri avevano scoperto le bellezze dell’Italia e per gli inglesi la Toscana aveva assunto un particolare significato, vivere immersi nei romantici  paesaggi intorno ad una Firenze cosmopolita e respirarne l’arte.  Crearono una piccola società parallela fatta di riposo e passeggiate, frequentazione di salotti (a volte si aprivano per loro anche i salotti dell’aristocrazia), avevano a disposizione le riviste straniere presso il Gabinetto Vieusseux. Per creare questa bolla, poi diventata quasi uno stereotipo per Firenze, complice fu  la bellezza dei luoghi, il basso costo del personale di servizio, la libertà di poter mantenere anche quelle relazioni che nel Regno Unito non erano consentite.

A Firenze e dintorni – immersi in oasi fatte di fiori e pietra serena – furono ospiti e in alcuni casi vissero alcuni grandi scrittori.  Se a Villa Il Palmerino Violet Page in arte Vernon Lee – scrittrice e poetessa – ospitava H. James, se Bernard Berenson l’affascinante storico dell’arte di origini lituane naturalizzato americano, accoglieva poeti, scrittori, architetti, mercanti d’arte, se Edith Wharton rilanciava sulle riviste americane il fascino dei giardini fiorentini, anche William Somerset Maugham   trascorse alcuni periodi in questi luoghi, ricavandone ispirazione.

In  molte delle sue opere troviamo uno spaccato convenzionale di quella bolla fiorentina, preservandone l’atmosfera cara agli artisti del tempo, e non poteva esimersi dal collocare questo suo brevissimo romanzo proprio in una villa, naturalmente con giardino.  Non abbiamo elementi per ben collocarla, ma ci fa sapere che  era in cima a un colle con splendida vista sulla città. C’è sempre un vecchio giardino in questi romantici scorci e per gli amanti del verde non sarà difficile immaginarne le fioriture di ortensie e di rose gialle oltre alle siepi di bosso di cui ci parla il romanzo.

La protagonista – una giovane vedova inglese – aveva avuto in prestito da certi amici questa lussuosa villa completa di tutti i comfort per ristabilirsi dopo la perdita del marito e con dinnanzi a sé una situazione economica che la privava di quella che gli inglesi chiamavano “una posizione”. Il soggiorno doveva ricaricare le sue energie e darle qualche certezza sul futuro. Riceve una inaspettata proposta di matrimonio, un uomo spavaldo, ricco, non estraneo al suo entourage con un futuro incarico nella amministrazione britannica in India. La storia si sviluppa tra fascino dei luoghi, descrizioni dei personaggi, luoghi di incontro, cene con gli amici. L’incontro con un giovane affascinante artista, fuggito dall’Austria dopo l’Anschluss, rifugiatosi a Firenze che vive suonando il violino nei ristoranti e aiutato dai contadini della zona, cambia i punti di riferimento. All’innamoramento fugace segue  un evento drammatico, inaspettato, che arricchisce la trama del libro ponendo l’attenzione su conflitti emotivi e destino. Lo sconvolgimento che ne deriva produce nella protagonista un ripensamento delle sue scelte, con un colpo di scena sul finale. L’aspetto psicologico è di grande rilievo, accompagnato da una tensione narrativa che tiene il lettore inchiodato fino alla fine del romanzo. Maugham ricama questa narrazione con la descrizione dei conformismi e delle ipocrisie,  mentre il resto del mondo vive la vigilia della seconda guerra mondiale ma non tralascia riferimenti ai fatti storici con un riferimento particolare all’annessione dell’Austria da parte di Hitler.

In villa viene raccontato come una storia d’amore, direi che non lo è, è invece  certo un’ode alla Toscana, oltre che una riflessione sulla natura umana.

(maria rosa)

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