C’è un brevissimo romanzo di Dostoevskij edito d Passigli nel 2005 che può avvicinare alla lettura di questo grande della letteratura.
Diario di Raskolnikov è la storia di un giovane studente che deve lasciare gli studi per mancanza di mezzi. Vaga nelle notti di una San Pietroburgo del XIX secolo, meditando e cercando di definirsi, ci sono persone ordinarie e persone straordinarie, convincendosi di appartenere a quest’ultima categoria.
Nella eccitazione nervosa in cui si trova a filosofeggiare decide di dover dimostrare a se stesso di esserlo e trovare il coraggio di cambiare la propria vita. C’è una donna al banco dei pegni a cui ha dato i suoi orologi in cambio di denaro, una vera odiosa strozzina che decide di sopprimere, giustificando l’atto come utile alla società. A delitto avvenuto il conflitto morale è forte, lo tormenta, il senso di colpa lo stordisce, riflette che nessuna azione lo può sottrarre alle conseguenze morali e psicologiche.
E’ così che Dostoevskij attraverso il giovane Raskolnikov ci manda un messaggio morale e filosofico, il senso di colpa e la punizione interiore possono essere ben più dure della punizione reale, la sofferenza che ne deriva espone l’individuo ad una lotta tra razionalità e sentimento con la chiara definizione che la redenzione giunge solo con il riconoscimento dei propri errori, la coscienza è potente e può guidare l’individuo o punirlo e nessuno è al di sopra della morale.
Composto intorno al 1860, il “Diario di Raskolnikov” rappresenta una prima esplorazione del protagonista di “Delitto e castigo”, uno dei grandi capolavori di Fëdor Dostoevskij (Mosca 1821 – Pietroburgo 1881).
Maria Rosa

