Esule e disperato nel 1938 Joseph Roth riprende la storia della famiglia Trotta già sviluppata nel romanzo La marcia di Radetsky, aggiungendone la conclusione nel romanzo La Cripta dei Cappuccini.
Il giovane Trotta, erede di recente nobiltà, vive una Vienna cosmopolita di cui conosce e frequenta gli appartenenti al suo stesso ceto sociale con cui articola le giornate tra i ritrovi dei propri commilitoni in svaghi vuoti e frivoli, fino al giorno in cui un parente sloveno, caldarrostaio nomade, arriva a Vienna per chiedere un favore al parente ben inserito. L’incontro smuove nel protagonista tutta una serie di entusiasmi, vive la visita come un evento lieto che lo porta a voler conoscere i luoghi di origine e persone diverse. Contemporaneamente viene divulgato il manifesto di Francesco Giuseppe che annuncia la guerra, la grande guerra, che cambierà il destino di popoli e monarchie.
L’impero asburgico va inabissandosi insieme alla civiltà ebraica dell’Europa orientale e Roth ne descrive il lento spegnersi.
E’ con un ritmo lineare e lucidissimo che Roth narra attraverso i fatti della guerra e le nuove amicizie, la presa di coscienza di una nuova realtà con tutta la follia della violenza e delle meschinità. L’annullamento di tutti i progetti, la rovina di una società fatta di scambi tra le popolazioni dell’impero, vedrà l’arrivo dei nazisti a Vienna, il periodo più cupo della storia ed emblema del male assoluto.
Il grande scrittore, meraviglioso narratore, accompagnerà il suo protagonista smarrito, orfano di un impero che aveva fatto la sua grandezza dalla mescolanza di popoli, ormai conscio di non avere speranze, in visita alla Cripta dei Cappuccini, sacrario delle spoglie degli Asburgo, prima di porsi la fatidica domanda “e ora dove devo andare?”
Qualcuno definisce questo romanzo un necrologio dell’Austria-Ungheria, un impero che aveva fatto della multietnicità la sua principale caratteristica e che dopo la sconfitta nella grande guerra si frammenta, lasciando campo libero all’annessione dei territori, alla devastazione e alla barbarie che ne sono seguiti. Resta un capolavoro che ci apre una finestra su un mondo tramontato.
Maria Rosa

