di Davide Dal Fiume & C.ny
18 Aprile 2026 Teatro di Castel San Pietro Terme
I corsisti di Università Aperta del corso 2025-26 sulla comicità:
BERGOSSI PAOLA, FAGIANI PIETRO, GUARINO ERIKA, IANUARIO MARIAROSA,
LANZONI TERESA, LIPPOLIS KATIA, PARADISI CRISTINA, PINTORI GIUSEPPE, RAVAGLIA MARILENA,SETTI RITA, TOSI ANTONELLA, TOZZOLA ANNA,
VISENTIN FEDERICO, MARCIANO ANNA MARIA, MOTTA GABRIELE
sotto il sapiente coordinamento e regia del docente DAL FIUME DAVIDE sono gli INTERPRETI de
“I PROMESSI SPOSI”,
libera trascrizione in chiave umoristica del omonimo romanzo storico di Alessandro Manzoni.

Vi chiederete cosa si può trovare di comico nel capolavoro manzoniano ma, come spesso ci ha mostrato nei corsi precedenti Davide Dal Fiume, si può con la freschezza dello stupore di fronte ai fatti, anche i più grandi della storia e la leggerezza del humor trovare tra le pieghe della realtà, vera o immaginata, uno spunto per un sorriso, addirittura una risata.
Così sul palcoscenico del Teatro del Cassero di Castel S.Pietro ci si apre il mondo manzoniano dell’Ottocento post illuministico e romantico e si vede un autore attento fino alla puntigliosità, ad imbastire una trama che oggi tutti conosciamo ma che è stata a suo tempo frutto di continui ripensamenti e correzioni: una stesura manoscritta che ha consumato fiumi di inchiostro e risme di carta e mandato in esaurimento lo stampatore delle innumerevoli bozze commissionategli nel corso di anni. Certo anche la vita domestica e coniugale con Enrichetta Beccaria, figlia di Cesare, doveva esser segnata alla lunga dalla determinazione e consapevolezza manzoniana di stare redigendo un’opera di grande respiro storico, linguistico e psicologico: un compito che lo doveva assorbire completamente e salaci sono gli appunti della consorte nel dialogo tenuto a teatro dove emerge lo stupito spaesamento manzoniano di fronte a tanta incomprensione.
Un solo episodio del romanzo è stato rappresentato sul palcoscenico: l’iconica scena dell’accorato “addio ai monti sorgenti dalle acque” di Lucia e della madre che fuggono attraversando il Lago di Como con l’aiuto di un barcaiolo che guarda le sue passeggere con occhi incuriositi, sconcertati e divertiti ai dialoghi di cui è testimone, lui che pensa soprattutto alle sue battute di pesca in compagnia di amici. Il cambio di scena per approntare la barca sulle acque vale da solo una risata come i pettini nei capelli di Lucia.
Ma non bastano i rimbrotti della preoccupata moglie dello stampatore e della propria consorte: Manzoni è assalito dai rimproveri dei suoi stessi personaggi che si materializzano in scena nei panni di una furibonda Perpetua che è stufa di vedersi continuamente mutare le proprie variegate personalizzazioni ad ogni ripensamento, lei che è già investita della responsabilità romanzesca soverchiante nel disquisire della vita di paese di tutti con tutti. Di fronte alle sue proteste Manzoni crolla: è una rivolta paragonabile alla rivolta popolare per la mancanza di pane che vede sul palco un’umanità non dolente ma arrabbiata ad esprimere il proprio dissenso e sconcerto a fronte del torto subito in tutte le lingue dell’italica penisola, e non solo in lombardo…il romanzo voleva essere ed è testimone dell’italica cultura, nel modo più verace!
E come non evocare il condiviso da tutti, spettatori compresi, ricordo delle lezioni degli insegnanti che spiegavano le infinite valenze culturali dell’opera manzoniana: ecco una campionatura di studenti annoiati, distratti o attenti solo a questioni marginali che medita solo il momento in cui suonerà la campana di fine lezione con un’ insegnante sfinita dall’agone quotidiano che spera solo in un rapido avvicinarsi del pensionamento.
Due ore di rappresentazione nella gaiezza di vedere finalmente Manzoni in difficoltà, lui che voleva nell”800 parlare del ‘600 alle future generazioni.

