macchiaioli

I Macchiaioli

14 marzo 2026 a Palazzo Reale Milano guidati da Giovanna Degli Esposti.
Dal 3 febbraio al 14 giugno 2026 la mostra “I Macchiaioli” porta a Milano un’esposizione che rappresenta un momento di recupero, riflessione e valorizzazione di un frammento fondamentale di storia dell’arte che ha costruito le comuni radici culturali del nostro Paese, attraverso una nuova e più approfondita lettura della loro esaltante esperienza.
Nomi come Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Odoardo Borrani, Giuseppe Abbado, Vincenzo Cabianca sono le punte di diamante di un movimento artistico che si forma inizialmente a Firenze, accolti nel Caffè Michelangelo che vide anche i fratelli Domenico e Girolamo Induno, Federico Faruffini, Domenico Morelli, Saverio Altamura. Si avvicinarono al gruppo anche personalità quali il giovane Giovanni Boldini, Giuseppe de Nittis, Federico Zandomeneghi ed il futuro critico artistico e sostenitore Diego Martelli.
Il termine Macchiaioli nasce da “macchia” tra luce ed ombra dove si affrontano i chiaroscuri. Il movimento volle anche interpretare la volontà irredentistica italiana: siamo negli anni ’50 del XIX sec. e la sfida nella pittura italiana è trovare un nuovo linguaggio di rappresentazione del vero e della reale volontà di giungere ad un Italia unita; molti sono i giovani pittori che aderiscono fisicamente all’impresa dei Mille e alle campagne belliche o si dedicheranno alla rappresentazione degli eventi bellici e della ricaduta sociale che porteranno al fine all’Unità.
Ricordiamo poi che a metà del XIX sec. la teoria della composizione della luce e la fotografia erano già noti e la pittura non poteva se non confrontarsi con esse: rappresentare il vero cogliendo un momento del quotidiano, senza pose (che era appannaggio già della fotografia) è la regola che si proposero i macchiaioli più sinceri per un ventennio tra gli anni ’50 e ’70 del XIX sec.
Le grandi esposizioni internazionali ed i fermenti impressionistici nella pittura europea sono stimoli alla ricerca di un nuovo linguaggio figurativo, che trova riscontro anche in una ricca e colta committenza borghese che nasce anche in Italia grazie all’industrializzazione.
All’inizio degli anni ’70 molti pittori con la maturità artistica fecero scelte personali di stile che si allontanavano dal principio ispiratore del gruppo che si sciolse come movimento pittorico; esso trovò però estimatori nel XX sec. soprattutto tra le due guerre mondiali dove fu diffuso un collezionismo privato che ha conservato molte delle opere in mostra oggi lontano dalla godibilità pubblica: l’esposizione di Plalazzo Reale, con le sue trecento opere, ha così il merito di esporre pezzi poco noti.