ERTE’

Lo stile è tutto

Fino al 28 giugno 2026. La mostra ha trovato collocazione nelle sale temporanee della villa Museo all’interno del Labirinto della Masone, a Fontanellato presso Parma e che prende nome appunto dal Labirinto che lo circonda, il più grande labirinto esistente al mondo composto interamente da diverse specie di piante di bambù alte tra i 30 centimetri e i 15 metri: percorso estraniante e fantastico immerso nelle più variegate tonalità del verde e un parco culturale unico nel suo genere, concepito dall’editore, bibliofilo, designer e collezionista Franco Maria Ricci, inaugurato nel maggio 2015. All’interno una collezione eclettica di opere d’arte che va dal ‘500 al ‘900 disposte in sale e gallerie concepite spesso come una serie di “camere delle meraviglie”, non ultima la galleria dove sono esposte le pubblicazioni d’arte dell’editore FMR.


L’esposizione delle opere di Ertè mette in luce la modernità di un autore che ha saputo attraversare le epoche mantenendo una coerenza espressiva formidabile. Con oltre 150 opere esposte, il percorso indaga gli anni d’oro dell’artista, quelli compresi tra le due guerre mondiali, periodo in cui la sua sintesi decorativa divenne il simbolo stesso dell’estetica Art Déco. La mostra parmense, arricchita da prestiti internazionali come quelli del Victoria and Albert Museum di Londra, permette di riscoprire un universo popolato da donne sofisticate e creature idealizzate.
Emerge un autore che non è stato solo grafico e designer ma anche creatore di architetture effimere come scenografie e costumi teatrali e cinematografici, evocando esotici mondi dove si muovevano figure di sofisticata eleganza che impattavano sui campi più diversi dell’espressione iconografica fin’anche sul littering.
Ertè (Roman Petrovič Tyrtov; San Pietroburgo, 1892 – Parigi, 1990) nasce in una famiglia di facoltosi commercianti e nella sua infanzia ha modo di curiosare nella ricca biblioteca di casa dove erano libri illustrati sul luoghi del mondo più diversi, in particolare l’oriente: una fascinazione che sarà fonte di ispirazione per tutta la vita. Giovanissimo si trasferisce a Parigi (che diverrà sua patria adottiva) e lavorerà presso Paul Poiret, il sarto che aveva rivoluzionato la moda eliminando i bustini e liberando il corpo femminile, qui apprenderà l’importanza del teatro come palcoscenico per la moda. Lavorerà per le Folies Bergère di Parigi; si trasferirà negli Stati Uniti grazie ad un contratto con la Metro-Goldwyn-Mayer; lunga fu la collaborazione con la rivista americana Harper’s Bazaar, per cui firmerà innumerevoli prime pagine.
La “Donna di Erté” trasferisce i propri sentimenti e la propria morale direttamente nel costume e lo stile dell’autore che non ha mai cercato il realismo, ma ha sempre puntato a una “superficie poetica” dove ogni elemento è inventato e sostituito dal segno. L’artista ha continuato a lavorare con un’energia inesauribile fino agli ultimi giorni della sua lunghissima vita. Oggi la sua eredità rivive non solo nelle collezioni museali, ma anche nel dialogo con artisti contemporanei come Caterina Crepax, i cui abiti di carta, alcuni in mostra, omaggiano la flessuosità dei corpi disegnati dal maestro russo.
Ad integrare la mostra vi è la proiezione di un documentario con interviste non solo all’autore ma anche a artisti, attori, collaboratori ed estimatori come Franco Maria Ricci che danno un’immagine a tutto tondo di questo inossidabile artista.
Perché proprio Erté?…in francese le sue iniziali: R e T appunto: un vero marchio globale di un creatore antesignano delle più moderne tecniche di marketing!