La società contemporanea tende ad emarginare chi non ricade negli stereotipi, chi sta oltre per mille motivi, tanto più emargina chi soffre di malattie psichiche. La denuncia di una società che apparentemente, superficialmente, apparentemente disponibile ma che di fatto usa parole svuotate per alienare gli individui malati, ce la propone Ottiero Ottieri nel suo libro Cery pubblicato nel 1999 e che l’editore Utopia ha ripubblicato nel 2024 nella collana letteraria europea.
Cery è una clinica per pazienti affetti da alcolismonevrotico in Svizzera in cui viene ricoverato il protagonista del romanzo, Filippo, uno scrittore di romanzi, un intellettuale borghese che soffre di crisi depressive, alcoolismo nevrotico, stati di ansia e da ossessioni compulsive che lo predispongono a consumo di alcool e sesso. Tutti i pazienti che conosce sono alienati dalla società. Il male di vivere, le crisi, il dolore li portano a poter vivere solo in clinica, sotto stretto controllo medico, sotto cura, convincendosi di non poter guarire mai pienamente. Filippo non trova sollievo nella scrittura, ma cerca tra narrazione quotidiana e flashback narrativi di portare avanti riflessioni legate all’atteggiamento verso le donne e alle sue relazioni passate, alla vita da scrittore malato che non avrà la possibilità di pubblicare il romanzo più importante della sua carriera.
Il protagonista scrive della vita, della sua esistenza fuori del mondo con ironia e tono beffardo, ma lacerante, il male di vivere e disincanto, smarrimento e consapevolezza che neppure il suo talento lo potrà salvare.
Il tema della depressione ha grande spazio nella ricerca letteraria di Ottiero Ottieri (Roma 1924 – Milano 2002) che è stato uno dei maggiori scrittori italiani del secondo Novecento.
Tra i suoi libri, Donnarumma all’assalto (1959); La linea gotica (1963); L’irrealtà quotidiana (1966); Campo di concentrazione (1972); I due amori (1993). Come poeta ha pubblicato Il pensiero perverso (1971); La corda corta (1978); Tutte le poesie (1986); Vi amo (1988); L’infermiera di Pisa (1991); Il palazzo e il pazzo (1993); Storia del PSI nel centenario della nascita (1993); Il poema osceno (1996). Vi amo, L’infermiera di Pisa e Il palazzo e il pazzo sono raccolti nel volume Poemetti , pubblicato da Einaudi nel 2015.
Maria Rosa

