Bebelplatz

Stefano Stassi

Il libro di Fabio Stassi intende attraversare le piazze della storia, per darci conto di un evento comune che si ripresenta ogniqualvolta il genere umano disattende i principi civili. Saccheggiare librerie e biblioteche, bruciare i libri sono universalmente riconosciuti come crimini verso l’umanità. Per ogni tirannia ogni lettore viene percepito come una minaccia, la circolazione della cultura terrorizza e cancellare col fuoco la materia con cui ogni lettore diventa un resistente pare una soluzione.

Alla mezzanotte del 10 maggio 1933 a Berlino nella piazza antistante l’università migliaia di libri provenienti da biblioteche pubbliche e private vennero dati alle fiamme, in esecuzione di una disposizione di Joseph Goebbels che dichiarava che l’uomo tedesco non avrebbe avuto un futuro fatto di libri, perché l’uomo tedesco sarebbe stato un uomo di carattere. Oltre a questo sommario principio del Terzo Reich, non va dimenticato che gli autori le cui opere erano sottoposte a razzia e rogo erano quelli catalogati come nemici del nazionalsocialismo, ovvero storici, poeti, romanzieri, ebrei e minoranze. Quella notte si dette il via a un fenomeno che si riprodusse in tutta la Germania, un sistema di filiera in cui erano presenti politici, rettori, professori, si arrogarono il diritto assoluto di scegliere cosa andava eliminato accompagnati da migliaia di cittadini festanti. L’autore riproduce con attenzione la mappa dei roghi, elenca gli autori che andavano colpiti, annovera i titoli.  Incuriosisce quale poteva essere considerata letteratura dannosa, partendo da quel primo rogo troviamo addirittura Pietro Aretino, poeta rinascimentale; Giuseppe Antonio Borgese, utopista; Emilio Salgari, antimperialista; Ignazio Silone, antifascista, Maria Volpi, narratrice dell’indipendenza femminile, ovvero tutto  ciò che esce dal conformato.

 Parte da qui Fabio Stassi con il suo libro Bebelplatz per narrarci il  viaggio  nella letteratura e la ricerca di una risposta sul suo valore e significato a partire dai roghi. L’elenco dei libri proibiti, la censura, i libri messi all’indice in molti momenti della storia, i saccheggi e il rogo che disperde e annienta, queste le azioni che ritroviamo in questo particolarissimo percorso.

Nel corso della storia altri usurpatori si avvalsero del sistema di distruzione della cultura attraverso il rogo dei libri.

Dal rogo della biblioteca di Tebe nel 1358 a.c. su ordine del Faraone Akhenator, alla Cina del 213 a.c. per passare alle testimonianze di chi è stato costretto a bruciare la propria biblioteca per salvarsi.

L’autore condivide la sua idea sul valore della letteratura arrivando alla conclusione che l’arte del romanzo è incompatibile con l’universo totalitario perché portatrice di un mondo ambiguo, pieno di domande, piuttosto che di certezze da imporre. 

Maria Rosa