Pittura del silenzio nell’età dei Carracci
Bartolomeo Cesi (1556-1629) vive e lavora a Bologna in un particolare momento storico e culturale, in concomitanza con la riforma del Concilio di Trento che investe anche i canoni iconografici della rappresentazione pittorica e con le novità scientifiche che l’istituzione universitaria bolognese propone.
Bologna si trova verso il confine nord delle stato Pontificio e l’aria di riforma spira potente nella Curia: in quel momento il cardinale Paleotti detta semplici ma chiare le regole della rappresentazione religiosa e del ritratto in genere: è buona cosa che si trovi il modo di far risaltare la nobiltà d’animo e rettitudine rendendole tramite un’attenta meditata osservazione del vero, reso senza orpelli. A Bologna in quest’ottica il Papa Gregorio XIII farà fare dallo scultore Menganti il proprio monumento – in mostra un busto preparatorio – ancora posto sul palazzo pubblico del comune: un’opera da cui ben traspare la riaffermata forza della Chiesa Romana in risposta alla Riforma luterana. Ma è anche’ il tempo degli studi botanici dell’Aldrovandi che saranno di ispirazione alla rappresentazione della natura morta di tanti scorci nelle pale d’altare, ed è il momento in cui le famiglie di pittori Fontana e Carracci (che invece spesso si consentono digressioni dalla regola paolettiana della rappresentazione) operano sia per la committenza religiosa che privata. Il Cesi si recherà anche a Roma dove è pregnante l’eredità raffaellesca; traspare anche nelle sue opere un costante dialogo e confronto sull’interpretazione dei testi sacri con teologi dell’epoca della contro riforma.
Le opere in mostra ci illustrano il risultato di una meditata rielaborazione di tanti input culturali ed iconografici attraverso una sensibilità che bene si proponeva alla committenza, in particolare monastica, del Cesi che tra le tante opere singole realizzò anche due importanti cicli di affreschi: alla Certosa di Bologna – in mostra una ricostruzione in scala didatticamente rimarchevole e di grande impatto – ed il ciclo della vita della Madonna presso la Cappella dell’Annunziata dell’Archiginnasio purtroppo andata perduta coi bombardamenti della II guerra mondiale e ricostruita in proiezione in situ, grazie alle fotografie dei primi del ‘900 in bianco e nero, con l’aiuto delle tecniche digitali.
Il “silenzio” a cui fa riferimento il sottotitolo della mostra, crea la giusta atmosfera alla realizzazione e godimento delle opere del Cesi che vediamo lavorare ad immagini di santi e monaci o contemplazioni di crocefissioni: sono frutto di uno studio puntuale di un mondo di gesti, approcci che emergono dai disegni che arricchiscono la mostra, struggenti piccoli ritratti di personaggi umanamente reali vòlti alla rappresentazione del divino.




