BAROCCO

Dal 21 febbraio al 28 giugno 2026 il Museo Civico San Domenico di Forlì ha ospitato la mostra “Barocco. Il Gran Teatro delle Idee“, una rassegna sontuosa che ha presentato circa 300 capolavori, provenienti da istituzioni di rilievo internazionale come l’Albertina di Vienna, il Museo del Prado di Madrid, i Musei Vaticani, le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, gli Uffizi di Firenze e il Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli e molti pezzi di collezioni private, un’occasione unica per ammirarli.
Sono visibili così capolavori di artisti che hanno definito il Barocco e ne hanno determinato il linguaggio: Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Pietro da Cortona, i due Gentileschi, Luca Giordano, Guercino, Guido Reni, Van Dyck, Andrea Pozzo, Nicolas Poussin, Peter Paul Rubens e Francisco de Zurbarán. La selezione comprende anche opere che documentano la riscoperta novecentesca del Barocco, da Vienna a Dresda, fino all’Italia degli anni Trenta, evidenziando l’influenza di questa stagione sulla rivoluzione artistica del primo Novecento. Il percorso così prosegue con opere di Lovis Corinth, Francis Bacon, Oskar Kokoschka, Giovanni Boldini, Giorgio de Chirico, Lucio Fontana, Giuseppe Ducrot, Fausto Melotti e Umberto Boccioni.
I pezzi in mostra non sono solo quadri e sculture ma offrono una carrellata di espressione di tutte le arti: architettura, urbanistica, teatro, arredo sacro e profano, oreficeria, orologeria, ottica, geografia e astronomia.

Il ‘600 fu un secolo in cui si scontrarono riforme religiose e potentati politici per interessi oramai planetari con la scoperta di nuove rotte commerciali e nuovi mondi; le scoperte scientifiche nell’astronomia e nella misurazione dei tempi e degli spazi aprono a nuove aspirazioni; contestuali furono guerre diffuse e pestilenze che investirono un’umanità spesso dolente che tocca quanto la vita può essere breve e dura tra interessi che non trovano argini o viceversa sono soffocanti in angusti confini materiali o filosofici. L’arte nel Barocco da spazio ad un anelito di redenzione e di rassicurante piacere nel godere il bello con sempre il sottile monito nelle vanitas, genere pittorico che trova una definitiva nuova contestualizzazione nella committenza privata, come pure il ritratto, che diviene bene di consumo per la ricca borghesia e non solo per nobili e clero. Le scoperte nella matematica, astronomia, geografia e nuove idee filosofiche creano fermento anche nell’iconografia che nella stampa trovano amplificazione mediatica.
Il Barocco è la cifra del suo tempo, rifugio e sfogo dall’incertezza dell’immanente e dei cambiamenti epocali che coinvolgono tutti i ceti sociali e ne crea di nuovi; esso diviene cassa di risonanza comunicativa per il clero cattolico romano nei confronti dell’Europa protestante e promuove i potentati politici con un’abbacinante profusione iconografica che travolgono a volte ancora oggi per la capacità di sorprendere l’uomo comune. A ben guardare il ‘600 è specchio della nostra epoca e la mostra non a caso propone appunto una sezione di opere d’arte moderna che riecheggia le stesse sensibilità ed assonanze che oggi accomunano due periodi temporalmente distanti.