la “street art”
Bologna 27 marzo – 2 agosto 2026.
In fondo l’uomo ha sempre scritto e disegnato su muri fin dalla preistoria, come ironicamente ci ricorda Banksy con una citazione su una pietra del British Museum esposta in mostra. E quanti nomi sgorbiano e deturpano arredi urbani per lasciare un segno del passaggio di qualcuno!… tanto che oggi siamo usi vedere su qualsiasi spazio di superficie urbana, mobile o meno, scritte, disegni o graffiti: non ci facciamo più caso ne ci scandalizziamo più di tanto ma negli anni ’60 del XX sec. giovani disegnatori del South Bronx di New York espressero provocatoriamente il proprio disagio sociopolitico in tal modo.






E in Inghilterra negli anni ’70 a Bristol, che nel ‘700 era stato porto per le navi negriere, gruppi organizzati di grafici espressero analogamente il proprio dissenso nei confronti di una società ai loro occhi conservatrice e bacchettona e lo fecero con irruente e dissacrante ironia tacciati di blasfemia e rei per la legge di vandalismo per cui furono pure incarcerati: un nuovo messaggio “ci siamo e… protestiamo!”.
Una forma si socialnetwork ante litteram facilitato anche dalla disponibilità di nuovi prodotti industriali per disegnare, come pennarelli, vernici acriliche e spray, che permettevano tempi di realizzazione molto rapidi: un popolo di grafici che spesso lontani da occhi indiscreti e nel buio della notte esprimeva il proprio dissenso o la critica ironica.
Col tempo la street art ha trovato seguaci numerosi a livello internazionale e Banksy è uno dei più prolifici, sagaci e incisivi autori, poco importa la sua vera identità; la sua opera sfrutta anche la tecnica dello stensil (maschere ché si applicano sulla superficie e si campisce di colore). Oggi questo genere artistico decisamente Pop, un percorso che ha trovato anticipatori in Andy Warhol, trova estimatori anche tra le istituzioni e la committenza privata più preparata e non solo per campire sapientemente muri ma anche per progetti di grafica per i network più diversificati, dalla produzione discografica ai fumetti, alle riviste ed alla pubblicità.
La scuola di Bristol trova ispirazione dai movimenti artistici ed autori di tutto il ‘900, futurismo, surrealismo, art deco, astrattismo mediandoli con i nuovi mezzi espressivi.
Si pone oggi il problema della conservazione di queste opere spesso esposte alle intemperie e oggetto di cancellazione anche da parte di altri autori che si vogliono impegnare sulle stesse superfici, oppure per mere ristrutturazioni di paramenti murari che spesso appartengono ad edifici fatiscenti: la mostra testimonia che è una sfida da cogliere ancora pienamente.

