C’è una paura che ci unisce tutti, quella della morte di una persona cara.
La scrittrice francese Julia Deck ha approcciato il tema nel suo romanzo Ann d’Inghilterra edito da Adelphi nel 2025.
La vita della madre Ann, ragazza inglese che ama l’avventura e non teme i cambiamenti finendo a vivere a Parigi, si dipana lieve, un personaggio sempre in fuga per cercare nuove sfide nella vita che viene narrata anche attraverso i cambiamenti epocali, della musica, della letteratura, degli studi, delle convenzioni sociali.
Una domenica Ann viene ritrovata stesa sul pavimento del bagno, colpita da ictus, probabilmente riversa lì dal giorno precedente.
Ed è proprio da qui che Julia Deck inizia il suo racconto con il timore piuttosto comune che il tempo sia poco per riallacciare i ricordi di tutta una vita, riconoscendo alla madre una originalità e uno spirito libero pur nella conflittualità del rapporto madre – figlia.
L’evento reale, terribile, mortificante diventa la molla per ricostruire una figura familiare anche per esorcizzare il presente, filtrato dallo sguardo della figlia, per colmare i silenzi e riconoscersi.
Non si tratta di un libro sulla malattia bensì sulla distanza tra ciò che siamo e ciò che avremmo potuto essere, tra la verità e i suoi molteplici aspetti, fino a diventare quasi un libro di denuncia sociale laddove i servizi sanitari e sociali non sanno prendersi cura di un malato a cui è diagnosticata una morte imminente che però non arriva, e pur non curato o appoggiato in un corridoio sopravvive e poi si riprende.
Maria Rosa

