Anime Baltiche di Jan Brokken

suggerimenti di lettura – Le altre letterature – voci dal Nord

La quarta di copertina ci toglie subito dalla mente che si tratti solo di un libro di viaggio, sono citati nomi importanti dell’arte e della letteratura europea, cenni storici che già predispongono a voler dedicare questa lettura alla parte più profonda di noi  stessi. Lettonia, Lituania, Estonia, Curlandia sono i paesi di origine di alcuni dei grandi nomi della letteratura mondiale, di artisti, architetti, filosofi, poeti, critici dell’arte, pur essendo terre  dove la storia ha dato vita ad una violenza inenarrabile, invase e contese da sempre, merce di scambio, le cui popolazioni sono state private della possibilità di usare la  lingua nazionale, di usare la propria musica ma  che nonostante le fughe, i pogrom, gli stermini di massa hanno saputo coltivare l’arte e – in segreto –  la poesia e la musica.

Noi dalla nostra lontana latitudine mediterranea siamo abituati a considerare questi Paesi come una entità unica, quelle che erano per molto tempo definite le province baltiche in realtà sono molto differenti tra loro. Le lingue lituana e lettone discendono dal ceppo delle lingue indo-europee (in stretta relazione con sanscrito e hindi), l’estone dal ceppo ugro-finnico della famiglia uralica che comprende anche ungherese e finlandese. Le tre lingue hanno ben poco in comune, qui ogni gruppo etnico ha  i propri miti, martiri e nemici. In comune però hanno la luce morbida e calda del mar Baltico, il cielo che cambia continuamente. In quella luce Brokken ci conduce con sé a esplorare città e anime.

“Cosa ci fa qui su questa nave? mi chiese il doganiere. Volevo vedere il Mar Baltico, risposi, secondo i marinai è il più bello di tutti. E’ la luce a essere speciale, morbida e calda. E in autunno si infiamma.  E lei cosa fa di lavoro? chiese il doganiere. Lo scrittore, risposi. E lui con una punta di sarcasmo  sospirò un Ah . Praticamente un pazzo ma non pericoloso. E timbrò il passaporto.”

Qui inizia il viaggio, da una piccola città portuale del golfo di Riga che risveglia in Brokken la curiosità per questo angolo d’Europa, alla volta di città e paesi alla ricerca della forza e della vitalità di quel piccolo pezzo d’Europa e ce lo regala, in un testo delicato, sensibile, incalzante. Ci fa amare gli scorci che  descrive e ancor più le persone che incontra o quelle di cui racconta la storia. Qualcuno potrà riconoscere i nomi, i luoghi; qualcuno pur senza sapere niente di quei territori e di quelle popolazioni potrà sentire una inspiegabile, profonda nostalgia. E’ quel senso della vita universale che lega la specie umana e che Brokken sa magistralmente raccogliere.

  Che bello lo spunto di partire dalla storia della  libreria Janis Roze di Riga! Attraversiamo le memorie della Russia zarista,  la crescita e le vicende di questa libreria  durante  gli eventi dalla rivoluzione del 1905, delle rivolte dei mezzadri che attaccarono le case dei proprietari terrieri baltico-tedeschi, delle spedizioni punitive zariste,  della Rivoluzione d’ottobre. Quanto incisero  i colpi di stato, il regime autoritario, l’invasione sovietica, le deportazioni per la Siberia, l’arrivo dei nazisti nel formare uno spirito nazionalista piuttosto atipico! Camminando per Riga non può non parlarci dell’architetto che progettò la maggior parte degli edifici del centro storico facendo della città sulla Daugava la rivale di Vienna:  l’architetto Michail Ejzenstein, grazie allo Jugendstil (per noi art nouveau) brioso stile importato da Parigi e da Vienna ma reso unico dai colori più mediterranei che nordici che nel giro di pochi anni cambiarono faccia a molti quartieri anche di Budapest e di Berlino. Dell’architetto ci narra anche del tormentato rapporto con il figlio,  il  leggendario cineasta Sergej Ejzenstein, che come molti altri lettoni  si poneva l’infinita domanda, “da che parte stava mio padre negli anni 1919, 1934, 1940, 1945, 1949, 1958, 1989” date cruciali per la storia della Lettonia, anni  in cui hanno dovuto scegliere tra  tedeschi e russi, rossi e bianchi, democratici e nazionalisti autoritari.

Raggiunge poi la Lituania, terra di acqua e boschi e ancora boschi. Nella capitale Vilnius,  meravigliosa città in cui si va anche per studiare il sanscrito o l’yiddish, è sufficiente passeggiare per Pylimo gatvè (i vicoli ebraici) per incontrare “personaggi interessanti , e  magari  riconoscere qualche brano declamato in una pizzeria, spesso un folk song americano per far sapere ai lituani cosa si canta nel resto del mondo”, e Brokken è alla ricerca delle tracce di Romain Kacev in arte  Roman  Gary, scrittore, aviatore, diplomatico, autore di due capolavori come La vita davanti a sé e Le radici del cielo che ottennero il Premio Goncourt  e che hanno ispirato capolavori del cinema.

Percorrendo la Gedimino Prospektas attraverso gli occhi di Brokken apprezziamo la Vilnius delle belle facciate dei palazzi , bei negozi in una mescolanza tra vecchio e nuovo e alla fine del viale attraverso il ponte sulla Neris lasciandosi alle spalle l’affascinante centro storico sale su un autobus che lo porta al moderno quartiere Karoliniskes. Al piano terra della Torre della televisione che svetta sulla città coi suoi 326 metri, c’è una piccola sala dedicata a Loreta Asanaviciute, giovanissima lavoratrice uccisa durante una manifestazione per l’indipendenza, schiacciata da una carro armato russo. E’ l’occasione per Brokken di raccontarci il percorso che consentì alla Lituania di essere il primo paese dell’area sovietica a conquistare la propria indipendenza.

Non trascura di passare per la Curlandia, quella striscia di terra per metà russa con le sue dune tanto amate da Kant, da Simone de Beauvoir e da Sartre e dove aveva casa Thomas Mann, dove trovò ispirazione Giuseppe Tomasi di Lampedusa per il suo Gattopardo, Tomasi trascorreva l’estate nella tenuta di Stomersee, residenza di famiglia della moglie Alexandra Wolff-Stomersee.

E poi l’Estonia: “Mi sorprendo di ritrovare con tanta rapidità le tracce di un passato svicolato nell’ombra”. Così ci porta con sè alla ricerca di Nomme, il più antico sobborgo residenziale di Tallin, dove negli ultimi anni della dominazione zarista la popolazione raddoppiò. La città portuale sul Baltico ebbe bisogno di una progettazione urbanistica che prevedesse una rete stradale e a fianco una importante fascia di verde in cui si può riconoscere lo stile dell’architetto finlandese Elias Savarinen. Tallin città di mura antiche e di campanili, antico insediamento a cui approdarono i Vichinghi e dove negli ultimi secoli vive una massiccia presenza di cittadini di origine svedese.

Questo libro apre davvero il cuore e ci rende predisposti a conoscere, tutto ci sembra molto lontano, anche se in realtà i nostri rapporti con i paesi lambiti dal Mar Baltico risalgono agli antichi romani, attraverso una delle vie dell’ambra per il commercio della pregiata resina che racchiude l’energia della terra e del fuoco, della schiuma del mare nei colori dei boschi e della luce del Baltico. E i fatti storici non rendono questo spicchio di mondo tanto dissimile dal nostro, come parte dei nostri confini quelle terre sono zone di frontiera con tutto quello che la frontiera riserva ai suoi abitanti.

(maria rosa)

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