Alchimia Ginori

​ Al MIC di Faenza in questa prima metà del 2026 si e tenuta una mostra unica con l’intento di descrivere come nasce la ceramica, dal semplice catino per l’igiene personale passando per i servizi da parata fino agli isolatori per i cavi elettrici della corrente che arriva nelle case del XX sec., a celebrare un marchio che resterà immutato fino alla fine dell”800: Ginori. Ci si svela così la stupefacente ALCHIMIA che Carlo Ginori seppe creare fondando nel 1736 a Doccia, presso Sesto Fiorentino, la Manifattura omonima
Uomo appassionato di chimica ed illuminato imprenditore creò nel ‘700 una realtà manufatturiera in grado di primeggiare a livello europeo per rispondere alla domanda crescente di nuove idee e beni per una nuova nobiltà e una ricca borghesia industriale.
Certo sono esposti anche pezzi che possono incantare per la loro bellezza ma le didascalie nelle vetrine ci riportano alla cruda essenza di terre ed acqua di cui la ceramica in fondo è costituita e di cui il calore del fuoco fissa le forme. Le note ci raccontano delle sapienti misture di elementi chimici a cui si deve poi colore, lucentezza, decoro e, per la statica del pezzo di grandi dimensioni ancora crudo, la mostra ci illumina sugli accorgimenti che si sono studiati per la tenuta in cottura salvaguardando dimensioni ed integrità del manufatto finito.
Ma Ginori ebbe attenzione non solo alla qualità, con direttori artistici provenienti da esperienze lavorative di prestigio anche accademico, ma pure alla costante ricerca per l’innovazione nel produrre pezzi dall’aspetto piacevole ma a prezzi contenuti per ampliare la fascia di clientela: per questo si studiò un inusitato tipo di forno verticale a 4 stadi di calore per ottimizzare l’uso del combustibile e della temperatura raggiunta.
Alla Ginori si riscoprirono forme e decori di cui si era persa memoria come il lustro rinascimentale, la ricetta per un particolare colore rosato che i cinesi alla fine carpirono, la maniera di riprodurre con tecniche di stampa le fotografie, la grande novità del XIX sec., sulla ceramica rendendole inalterate all’usura del tempo e delle intemperie, antesignane delle ceramiche funerarie ancora oggi in uso.
Molti i riconoscimenti a livello internazionale in occasione delle grandi esposizioni a Parigi, Londra e Roma per le quali si esposero pezzi che ben si accordavano con le mode del tempo.
Così in mostra una galleria di manufatti che ci parlano di veri e propri beni di consumo intesi in senso moderno; oggetti utili per contenere, cuocere, conservare, abbellire, celebrare, stupire in locali di servizio o mense altolocate, dalle cantine ai pavimenti o ai giardini monumentali.