Abbiamo sempre vissuto nel castello – Shirley Jackson

Shirley Jackson scrittrice americana di grande successo ha lasciato il segno nella letteratura gotica del Novecento. Riscoperta negli ultimi decenni per essere stata anticipatrice di quel generare letterario che sa inoculare inquietudine senza disturbare forze occulte o protagonisti esoterici. Stephen King l’ha citata spesso per il suo stile calmo nel descrivere situazioni incalzanti che preordinano alla suspence.

Con Abbiamo sempre vissuto nel castello, pubblicato nel 1962, secondo i critici Jackson ha raggiunto il riconoscimento come scrittrice più suggestiva e strana nella letteratura americana.

La voce narrante del romanzo è una giovane che vive con la sorella e lo zio invalido nella grande casa di famiglia, ovviamente isolata dal villaggio e protetta dal bosco. Vivono una routine fatta di rituali domestici.  La famiglia fu decimata anni prima, avvelenata durante una cena e i protagonisti del romanzo sono gli unici superstiti. Qualcuno porterà a galla il segreto. Una visita inaspettata metterà seriamente in pericolo la fragile struttura del quotidiano quasi fiabesco. La Jackson anche in questo romanzo colloca il Male e la follia non in situazioni eclatanti ma in paure sottili, sguardi e mezze parole e si insinua sottile, in contesti di ogni giorno, insieme alla cattiveria della gente che sfocerà in vera violenza.

Lo stile è ironico e potente, magnetico e moderno nel riconoscere la paura dell’altro nell’esaurirsi dei legami sociali, difficile non scegliere di leggere anche altri romanzi della stessa autrice.

Il romanzo inizia così:

Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare.
Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti
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maria rosa