Il Cinquecento Ferrarese a Palazzo Diamanti.

25 gennaio 2025 con Università Aperta


Mazzolino, Ortolano, Garofalo, Dosso: una mostra complessa alla quale la nostra docente di storia dell’Arte Giovanna degli Esposti ha dato smalto oltre che chiarezza ponendo a confronto diversi artisti Ferraresi in un periodo in cui le vicende politiche e culturali sono per Ferrara ricche di opportunità.
Ricordiamo che nel 1492 muore a Firenze Lorenzo il Magnifico, ago dei poteri italiani, si è scoperta l’America e gli eventi geopolitici europei stanno per mutare e con essi nasce il desiderio di nuovi modi di rappresentare mito, leggenda, sacro e profano.
Dopo la morte del pittore di corte Ercole de’ Roberti nel 1496 c’è un posto vacante nel panorama artistico ferrarese ed Ercole I nel 1505 prende le redini dello ducato.
Ercole è uomo di guerra ma una volta salito al potere si interesserà delle arti e dopo alcuni approcci con diversi pittori, troverà nel pennello di Mazzolino, Ortolano, Garofalo e soprattutto in Dosso validi esecutori d’arte a corte come nei palazzi dell’elite economica e religiosa del ducato.
Questi pittori hanno anche viaggiato per l’Italia ed hanno visto a Roma le grottesche – Mazzolino ha lasciato una scritta di suo pugno durante la vista alla Domus Aurea! – e incontrato le nuove leve degli stili di Michelangelo e Raffaello. Ferrara era sulla via per Venezia dove Bellini, Tiziano e Giorgione avevano affinato un’aura speciale al colore; e chi andava o veniva passava caso mai per Urbino, pure quella una raffinata scuola di artisti.
A Milano altri si confrontarono con Leonardo e la nuova aria azzurrina della profondità dei paesaggi, sfondi di ritratti in cui emergeva la psicologia dei soggetti oltre alla fisionomia.
Nel contempo cominciavano a esser note le stampe di Durer e tematiche fiamminghe a volte emergono dai quadri a tema religioso, certo, ma dai connotati dei personaggi che si fanno volutamente diversi dalla iconografia italiana: bionde madonne senza velo, e dietro panorami dove accadono
cose che paiono non contare per il soggetto principale dell’opera ma forse erano significativi per la committenza colta della corte degli Estensi.
Poi la nascita di una borghesia mercantile che si sforza di autoreferenziarsi con opere di pregio commissionando ai migliori pittori quadri per la propria residenza; così a Palazzo Diamanti sfilano in mostra anche altri autori: un Fra Bartolomeo incantato dalla algida bellezza di una giovane Maria o “Un amico Friulano del Dosso” che dipinge un San Giovanni tormentato di
un’espressionismo ante litteram.